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Joker a Salò. La domanda
Il film con Robert De Niro e Joaquin Phoenix ci lasciato davvero un enorme patrimonio di citazioni. Il personaggio di Joker affronta temi molto attuali come le patologie mentali e l'essere messo in disparte dal mondo per la propria diversità! Continua a leggere questo articolo per scoprire altre frasi di Joker! (alfemminile.com)
Leggiamo alcune "frasi" riportate dal sito. 1. La follia, come sai, è come la gravità: basta solo una piccola spinta. 2. L'unico modo sensato di vivere in questo mondo è senza regole. 3. Sorridi, perché confonde le persone. Sorridi, perché è più facile che spiegare cosa ti sta uccidendo dentro.
Quindi, prima ispirazione motivazionale: abbiamo il coraggio di essere normali dato che in verità si è folli, cioè basta poco a cadere dalla debolezza dell'essere (e ci sentiamo tutti così, eroici, nel sopportare lucidamente la sofferenza senza andare a sparare a nessuno; qui Joker è il nostro prototipo). Oppure: noi in verità siamo folli (geniali) eppure ci limitiamo a essere normali coraggiosamente, riusciamo a resistere allo sfacelo dell'esistenza con dignità, da persone "civili".
Due: possiamo compiacerci, dell'anarchia del potere, poiché se non ci sono regole io sono potente almeno quanto gli altri, nella mia scalata verso le vette del potere, posso pensarmi svincolato dall'ambiente; cerco di riconoscere la necessaria violenza della pratica liberatoria, oltre il dolore, e quindi posso passare a Pasolini e De Sade commentando aggressivamente su FB alcune frasi in odore di sadismo (o il contrario, favorevolmente, o con saggia mitezza, non conta), a cena, patinare le foto della nostra faccia e inorridire.
Motivo ispirazionale tre: il sorriso è come un'arma, è una maschera e dobbiamo usarla, saggiamente rassegnati alla realtà delle cose, quasi il proverbio della nonna: cioè, di nuovo, siamo eroi che conoscono e contengono la sofferenza.
Precisiamo subito che a un certo punto Arthur Fleck (futuro alias Joker) ha un crollo psicotico irreversibile, che è l'ultima parola sulla sua personalità di ex bambino orribilmente abusato (Joker non ha avuto semplicemente un'infanzia difficile, ma devastante, ancorché vagamente verosimile, ovvero senza dubbio esistono storie altrettanto atroci di infanzia violentata). Caso chiuso: Arthur è (diventato) Joker, e sappiamo tutti quello che combinerà come Joker. Poiché la sua è stata una sorta di lotta per la sopravvivenza, il Robinson Crusoe della ragione omicida, la sua ragione ha detto: è vero, sembra dire, questa solitudine è miseranda, ma non è forse anche vero che essere è meglio che non essere? La scena finale è inoltre apparentemente carnevalesca (tutti familiarizzano fra loro con maschere da Clown e danno sfogo a se stessi ridendo della morte): altro spunto liberatorio da "parentesi simbolica", che consente la più larga, fascinosa pretestuosita' interpretativa. Il femminile produce senza circospezione l'espressione più chiara degli stereotipi, con grande acume trasversale, a-generico. Forse è la struttura stessa delle citazioni senza contesto che crea una idea impersonale per cui aderire e sognare: baci perugina che consolano Madame Bovary in modo specifico e carnevalesco appunto.
C'è una prepotenza in questa entrata-meme di Joker, e alfemminile.com lo comprende: eccolo, lo vediamo, Arthur il patetico sentimentale ha avuto un crollo psicotico irreversibile, che era inevitabile. Noi non ammettiamo (in alfemminile.com né altrove) che sia giusto che Arthur spari a Robert De Niro, o che spacchi la testa con fuoriuscite di materia cerebrale al ciccione maligno bullo (in ogni caso un poveraccio neanche ideologo, neanche classe media, subumano) davanti al nano circense (ex collega) comico on demand, per feste per bambini. Ma, santo cielo, noi capiamo! Capiamo, ragionevolmente, che Arthur non avrebbe potuto quasi fare altro per sopravvivere ed essere, diciamo, assertivo. Sia mai che io possa diventare un assassino brutale vendicativo come Arthur e infatti non faccio certe cose, ma il nostro eroe aveva ben poche scelte e solo eroi coraggiosi come noi (e me, in particolare) possono resistere liberamente alla tentazione.
Qualcuno quindi può identificarsi, assolutamente (forse più le femmine, ma è da dimostrare). A questo punto le interpretazioni si ramificano e diventa un test di Rorschach.
Joker ormai definitivo (la sua ultima parola) è divenuto quel che è (Joker), e con il volto di Jack Nicholson vintage entra in scena nella scena del ballo di Salò: prende per mano la vedova nera anzianotta in mutande che racconta stilisticamente il suo rapporto con l'uomo sulla soglia dell'ultimo desiderio di libertino già adagiato nella tomba (esattamente nel film Salò, il film ultimo di Pasolini, che non tutti siamo riusciti a vedere per intero, soprattutto a causa della coprofagia).
La domanda che poniamo e bisogna porre è: cosa fa / farebbe (in tutta questa turpitudine) Joker arrivato a Salò. Riconosciamo almeno che la domanda sorge spontanea. Ad essa aggiungiamo, anche alla luce delle tre citazioni motivazionali e in modo più analitico: nella rivoluzione psicotica di Joker-ex vittima ci sono dannosi effetti collaterali? Sono necessari? O egli uccide solo chi è ipocrita, come gli emuli reali statunitensi de Il giovane Holden? E soprattutto come mai questo "successo" al femminile di Joker?
Joker di certo entrerà in scena con suo codazzo di servi-fan dalla porta laterale sghignazzando, e balla elegantemente (conosciamo tutti la nobiltà di Joker, la raffinatezza), sempre ridendo, con la Signora. La Signora necessariamente si spaventa o rimane perplessa: Joker davvero non era previsto né invitato a Salò.
La scena de L'anarchia del potere nello scenario dei baci perugina (con la scandalosa comparsa di Joker "definitivo") in verità pende più dal lato del prototipo maschile del desiderio identificativo, ultra eroico (il riscatto di Quella sporca dozzina calato nella crisi a monte del Soggetto).Qui, sempre però in stretta connessione con alfemminile.com, un autore X (filosofo) si chiede infatti del perché il film Joker abbia avuto un successo straordinario, e coglie l'occasione per sintetizzare la polemica nel contesto dell'America trumpista o post-trumpista: le diverse critiche vengono ricondotte a tre anime della politica americana (liberal, conservatori, democratici, a suo dire). Il problema è, per X, se vi sia pericolo di identificazione con lo sgradevole Artur Fleck e X dice in sostanza di no: noi abbiamo dimostrato che senz'altro c'è possibilità di identificazione. Altrove, un altro autore (filosofo) parla di Pasolini (Salò, l'anarchia del potere) e cerca di ricondurre il tutto al senso dell'Inferno, insistendo su possibili definizioni (quindi Y osa addentrarsi nella definizione di Inferno) per, in ultima analisi, celebrare il corpo (martoriato cadavere zombie, nella società contemporanea) quale chiave di volta - badate bene - della soluzione in chiave biopolitica (ovverosia, secondo Y, differenziale) del rapporto con la storia (cioe' di tutti i problemi del mondo presente passato e futuro: fine della storia, escatologia, teorie teologico-politiche, origine, radicamento ecc.). Non arriva direttamente a Joker ma, per Zeus, è a un passo.
Ringraziando il cielo, conosciamo tutti Joker, bene o male, e Pasolini anche prima di conoscerlo veramente, quanto meno per sentito dire (meno il film Salò). Dobbiamo lavorare sempre su ciò che conosciamo e applicare l'arte della divinazione. Infatti la domanda è: cosa farà Joker? Noi non siamo tagliati fuori, possiamo leggere qualche articolo e mettere insieme immagini distorte.
(By Achille)
